RSPP — il responsabile
Uno per azienda, obbligatorio sempre. Risponde della struttura tecnica del servizio, coordina gli addetti, partecipa alla riunione periodica. Formazione: moduli A, B e C. Aggiornamento: 40 ore nel quinquennio.
Addetto al servizio di prevenzione e protezione. Lavora dentro il servizio guidato dall'RSPP, con una formazione più breve e responsabilità diverse. Sapere dove finisce il suo ruolo è la parte che si sbaglia di più.
M-01 · Chi è e cosa fa
ASPP sta per «addetto al servizio di prevenzione e protezione». È una figura di supporto: fa parte del gruppo che si occupa della prevenzione in azienda, ma la responsabilità del servizio resta all'RSPP.
Il servizio di prevenzione e protezione è l'insieme delle persone e dei mezzi che l'azienda dedica alla sicurezza. A capo c'è il responsabile, l'RSPP; accanto a lui possono esserci uno o più addetti, gli ASPP. Il datore di lavoro nomina entrambi, ma i due ruoli non sono intercambiabili.
In concreto l'ASPP collabora: partecipa all'individuazione dei rischi e alla stesura delle misure, prepara i dati e la documentazione, segue i sopralluoghi, tiene i rapporti con i reparti, supporta la formazione e la riunione periodica. Quello che non fa è decidere: le scelte sulla sicurezza restano del datore di lavoro, e la responsabilità tecnica del servizio è dell'RSPP.
È la ragione per cui l'ASPP ha una formazione più breve e un aggiornamento più leggero: il suo è un ruolo operativo, non di direzione. E l'azienda non è obbligata ad averne uno — è obbligata ad avere il servizio.
Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 2 comma 1 lett. g (definizione) e artt. 31-33 (organizzazione e compiti del SPP)
P-02 · ASPP o RSPP
È la domanda più frequente su questa figura, e la confusione costa: nominare un ASPP dove serve un RSPP lascia l'azienda senza il responsabile che la legge pretende.
La differenza non è di bravura, è di posizione. L'RSPP è il riferimento tecnico dell'azienda in materia di prevenzione e risponde di quel ruolo; l'ASPP lavora con lui. Un'azienda può avere il solo RSPP e nessun addetto: è la situazione più comune nelle realtà piccole. Non può avere il contrario.
Uno per azienda, obbligatorio sempre. Risponde della struttura tecnica del servizio, coordina gli addetti, partecipa alla riunione periodica. Formazione: moduli A, B e C. Aggiornamento: 40 ore nel quinquennio.
Nessuno, uno o più d'uno: dipende da quanto è complessa l'azienda. Collabora e opera dentro il servizio, senza responsabilità di coordinamento. Formazione: moduli A e B. Aggiornamento: 20 ore nel quinquennio.
Ventiquattro ore di specializzazione sulla gestione e la comunicazione: le fa solo chi diventa RSPP. Un ASPP che le aggiunge al proprio percorso può assumere il ruolo di responsabile, ma finché non le ha resta un addetto.
M-03 · Quando serve davvero
Ogni azienda con lavoratori deve avere un servizio di prevenzione e protezione. Quanti addetti servano — se ne servono — lo decide la complessità reale, non una tabella.
Il datore di lavoro organizza il servizio «in relazione alla natura dell'attività e alle dimensioni dell'azienda». Tradotto: in un ufficio con otto persone il solo RSPP basta; in uno stabilimento su tre turni, con reparti diversi e appalti in corso, un responsabile da solo non ce la fa a stare dietro a tutto — e lì gli addetti diventano necessari, anche se nessun articolo li impone con un numero.
I segnali che dicono che serve un addetto sono concreti: più sedi o più reparti con rischi diversi, turni che allungano l'orario di presidio, un RSPP esterno che non può essere in azienda tutti i giorni, lavorazioni che cambiano spesso.
Anche l'addetto può essere interno o esterno. L'interno conosce i reparti e c'è ogni giorno; l'esterno porta metodo e uno sguardo che non si abitua ai difetti. Nelle aziende medie la combinazione che funziona meglio è quasi sempre un responsabile esterno affiancato da un addetto interno: il primo porta la competenza tecnica, il secondo la conoscenza quotidiana dei posti e delle persone.
Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 31 (organizzazione del servizio di prevenzione e protezione)
E-04 · Formazione e aggiornamento
Il percorso dell'ASPP è quello dell'RSPP senza l'ultimo modulo. E come tutte le abilitazioni della sicurezza, vale finché si aggiorna.
Sull'aggiornamento c'è un equivoco che vale la pena sciogliere, perché è lo stesso delle abilitazioni alle attrezzature: una scadenza superata non azzera il percorso fatto. Finché le ore mancano l'incarico non si può esercitare, ma il credito formativo resta per dieci anni dall'abilitazione: recuperate le ore, si torna operativi senza rifare i corsi. Oltre i dieci anni, invece, il percorso va rifatto da capo.
Un dettaglio che si scopre tardi: non tutto vale come aggiornamento. I corsi per preposti e dirigenti, quelli antincendio e di primo soccorso sono obblighi a sé e non entrano nel conteggio delle venti ore, per quanto utili siano.
Fonte: D.Lgs. 81/2008, art. 32 · Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 (Rep. Atti n. 59/CSR), che ha sostituito quello del 7 luglio 2016
W-05 · I confini con gli altri ruoli
Le domande su chi può fare cosa arrivano quasi sempre da aziende piccole, dove le persone sono poche e la tentazione di accorpare i ruoli è forte.
Sulla responsabilità vale una precisazione, perché è una delle ricerche più frequenti su questa figura: l'ASPP non ha obblighi sanzionati direttamente come quelli del datore di lavoro o del preposto. Questo non significa che sia intoccabile — chi svolge un compito tecnico risponde della propria condotta professionale — ma la struttura degli obblighi è pensata così: chi decide risponde delle decisioni.
Fonte: D.Lgs. 81/2008, artt. 2, 19, 32 e 50
Domande frequenti
Addetto al servizio di prevenzione e protezione. È una figura che fa parte del servizio aziendale dedicato alla sicurezza, guidato dall'RSPP, e collabora alle attività di prevenzione senza avere responsabilità di coordinamento.
L'RSPP è il responsabile del servizio ed è obbligatorio in ogni azienda; l'ASPP è un addetto che lavora dentro quel servizio e può non esserci. Il percorso formativo differisce per il modulo C, 24 ore, che fa solo l'RSPP. Anche l'aggiornamento è diverso: 40 ore nel quinquennio per il responsabile, 20 per l'addetto.
No. Obbligatorio è il servizio di prevenzione e protezione, che il datore di lavoro organizza in relazione alla natura dell'attività e alle dimensioni dell'azienda. Gli addetti si nominano quando la complessità lo richiede: più sedi, più reparti, turni, lavorazioni che cambiano spesso.
Il datore di lavoro, come per l'RSPP. La nomina va formalizzata e la persona designata deve possedere i requisiti previsti dall'articolo 32: titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore e i moduli di formazione A e B.
Il modulo A da 28 ore, comune a responsabili e addetti e propedeutico agli altri, e il modulo B comune da 48 ore, cui si aggiunge il modulo di specializzazione del settore quando previsto. Il modulo C, riservato all'RSPP, non serve.
Ogni cinque anni, con un minimo di 20 ore che possono essere distribuite lungo tutto il quinquennio. I cinque anni decorrono dalla conclusione del modulo B comune. L'aggiornamento riguarda il modulo B e i moduli specialistici.
I due ruoli sono in conflitto e la prassi consolidata li tiene distinti: il rappresentante dei lavoratori esercita una funzione di verifica e sollecitazione nei confronti dell'organizzazione aziendale, mentre il servizio di prevenzione e protezione ne fa parte.
Sì. Come per l'RSPP, l'incarico può essere affidato a una persona interna o a un professionista esterno. Nelle aziende medie funziona spesso la combinazione di un responsabile esterno affiancato da un addetto interno, che conosce reparti e persone.
Guardiamo insieme sedi, reparti e turni: se serve un addetto si vede dall'organizzazione reale, non da una tabella. Veniamo noi da te.